“Chiste so’ pazz” è il titolo della divertente
commedia messa in scena dalla giovane compagnia “Officina 180” sabato 8
ottobre presso la sala teatro Sacri Cuori. Gli attori sono stati i
bambini del Quartiere che frequentano l’Oratorio e il Catechismo e i
giovani del Santuario. In un clima gioviale e sereno si sono esibiti
mostrando, oltre ogni aspettativa, una capacità e bravura straordinarie.
Il tema della commedia, scritta e diretta dal giovane Gennaro
Tagliaferri, il quale dedica molto del suo tempo per le diverse
attività del Santuario, è incentrato sulla pazzia. Narra di un Ispettore
di polizia che, col suo assistente, interpretati rispettivamente da
Vincenzo Scafuto e Santo Di Maso, devono risolvere un caso
delicato. Girano voci che, nel circolo culturale “Officina 180”, diretto
dal dottor Iannone, interpretato da Alfonso Fontanella, si
verificano cose strane: atti di cannibalismo, prostituzione, assassini…
.
La buona fama del dott. Iannone induce l’ispettore Mesolella a verificare di persona cosa succede nel circolo chiedendo di parlare personalmente con lui. Prima di ciò, incontrano diversi personaggi alquanto strani: Ceccio, interpretato da Giovanni Larenza, un girovago che indica la strada ai due poliziotti per raggiungere il Direttore del circolo, il dott. Iannone. Anna D’Agostino, nel ruolo della cameriera e segretaria del Dottore che, con il suo atteggiamento seducente, ammalia il giovane assistente dell’Ispettore. Poi uno “smidollato col monopattino”, Sciummo, interpretato da Pasquale Izzo, che afferma di essere l’autista del Dottore e nel suo monopattino vede una fiammante Mercedes. Mentre i due Ispettori chiedono ancora di parlare col Dottore, sono sorpresi da un guerriero, armato di fucile, Pasquale Boemio, che li spaventa col suo ingresso improvviso sulla scena e spara ammazzando un altro attore Karl Hains Strunz, egregiamente interpretato da Gennaro Tagliaferri.
Nell’attesa che arrivi il Dottore i due poliziotti si imbattono in un
tizio vestito da angelo, Vincenzo Tardi, in scena Peppeniello,
che scappa via spaventato dicendo di essere inseguito da una cannibale,
Carlona, interpretato da Carla Siciliano. A dire della mamma
Carmela (Antonietta Palladino), Carlona ha solo cinque anni ed è
così grande perché mangia in maniera disordinata cibi non adatti alla
sua età.
Quando sulla scena ricompare Karl Hains precedentemente assassinato, l’ispettore e il suo assistente svengono perché lo credevano realmente morto e così vengono portati via. La Sig.ra Anna Sellitto, nei panni della cuoca Adelina rimprovera il guerriero Pasquale additandogli la colpa dello svenimento dei poliziotti.
La reazione del Dottore non tarda ad arrivare. Entra in scena urlando e rimproverando i suoi inquilini di come avessero trattato l’Ispettore e il suo assistente nell’attesa che arrivasse.
Appena ripresi, i due incontrano finalmente il Dottore che, alquanto provati fisicamente, chiedono spiegazione di questi episodi strani a cui hanno assistito. Il dottor Iannone parla di un equivoco e che, coloro che sembrano pazzi, altro non sono che attori di una compagnia teatrale e gli strani episodi sono prove di alcune scene di una recita.
Quando
sembra quasi tutto chiaro e risolto, ecco arrivare l’arcangelo
Peppiniello inseguito da Carlona, che ormai ha mangiato entrambe le ali.
Al vederli, il Dottore si spaventa, mentre l’Ispettore e il suo
assistente cercano di sdrammatizzare dicendo che è tutta una farsa. Ma,
il Dottore è terrorizzato, dice che la donna è veramente cannibale. Solo
l’intervento della mamma Carmela può salvare i tre poveri malcapitati
dalle grinfie della cannibale. Ad intrecciare ancora la scena è il
riconoscimento che Carmela fa del padre di Carlona. Afferma con certezza
che il disgraziato che l’ha messa incinta e l’ha abbandonata sia proprio
l’Ispettore Mesolella ignaro di tutto.
La divertente commedia finisce con il lieto fine: l’Ispettore riconosce la paternità della cannibale Carlona e l’assistente Alfredo Locasciullo accetta le avances della donna e diventa suo promesso sposo, pur di non essere inghiottiti da essa. Ormai i due sono talmente confusi da “non riconoscere più la differenza tra la normalità e la pazzia”.
Ad allietare la serata anche la partecipazione di Pasquale Riccio, vincitore di numerosi concorsi canori regionali e nazionali, che ha interpretato “Je so’ pazzo” di Pino Daniele.
L’entusiasmo di tutti ha superato le aspettative. Ma a vincere la sfida
è stata la voglia di riscatto della gente onesta e buona del Quartiere.
“Ncopp’ Sammucio” non è solo teatro di violenza, di sparatorie, di
aggressioni e pestaggi come purtroppo in questi ultimi tempi si evince
dalla cronaca. A Sammucio c’è gente buona che si impegna a migliorare
ogni giorno di più anche grazie al sostegno dei padri Missionari dei
Sacri Cuori che da cent’anni sono in frontiera per venire incontro ai
bisogni della gente insieme alle istituzioni locali; come ha anche
affermato P. Luigi Arena durante la celebrazione della Eucaristia
di domenica, con la quale ha dato inizio ai festeggiamenti del
centenario della Peregrinatio della
statua del Sacro Cuore per le strade di Afragola*; legame con le
Istituzioni che da cento anni si è sempre più accresciuto e rafforzato
come testimonia anche una lettera del Sindaco di Afragola, Comm. Iazzetta del 1950, nella quale esprime la sua personale ammirazione e la
stima di tutta l’Amministrazione comunale al Padre direttore della prima
Scuola media di Afragola, fondata dai padri Missionari dei Sacri Cuori e
frequentata da molti illustri personaggi di Afragola. Era presente alla
Celebrazione il Prof. Antonio Pannone, vicesindaco della nostra
amata Afragola, il quale ha manifestato tutta la disponibilità delle
Istituzioni nell’impegno per una crescita fattiva del Quartiere.
L’augurio che si possa continuare sempre più e sempre meglio a camminare nella via del bene e, che, le cronache riferiscano di eventi belli e significativi che entusiasmano e non demoralizzano.
Alfonso Fontanella
* Per conoscenze storiche in merito, volentieri pubblichiamo l'ottimo lavoro di Mons. Andrea Tuccillo dal titolo