Il cuore, casa dello Spirito
Il quarto
Vangelo ci fa compiere «un’escursione nel parco
incantato delle rivelazioni sgorgate dal cuore e dalle
labbra di Gesù» (Paolo VI) per farci comprendere il
senso profondo dell’eredità pasquale lasciata ai discepoli e
alla Chiesa prima del suo ritorno al Padre. La pietra di
paragone per saggiare l’amore dei discepoli è l’osservanza
dei comandamenti non più scritti sulle tavole di pietra ma
incisi nel cuore nuovo che diviene il luogo, la casa dello
Spirito.
La presenza
dello Spirito consolatore non è percettibile con i sensi ma
conosciuta attraverso la fede da chi presta attenzione alle
cose di Dio.
Il mondo, a
differenza dei discepoli, non può ricevere lo Spirito perché
«non lo vede e non lo conosce», dove il verbo vedere non sta
ad indicare gli occhi della carne e lo sguardo esteriore ma
la conoscenza profonda che va al di là delle apparenze. Chi
non è disponibile agli interventi di Dio non si apre alla
sua luce, è un cieco che ha bisogno del «collirio divino»
per poter vedere la luce vera e stare sotto il raggio di
azione del Consolatore. Lo Spirito ha il compito di
rincuorare e incoraggiare i credenti, avrà cura di essi come
ha fatto Cristo stesso.
Interroghiamoci se la parola del Signore è entrata nella
nostra vita: Il nostro cuore è in pace? Siamo in pace con
noi stessi, con gli altri, con Dio? Siamo attenti alla voce
dello Spirito che ci consola e ci suggerisce,
attualizzandole, tutte le cose che Gesù ci ha detto? Per
sentire la voce dello Spirito bisogna cercare momenti di
silenzio. È entrata nella nostra vita la certezza che Dio è
il Padre che ci ama e che è presente nella nostra vita. Il
Signore ci ha dato un termometro per misurare la nostra
temperatura di cristiani: «Chi mi ama osserva la mia
parola»...
Al saggio Nicodemo, maestro in Israele,
avevi detto, o Signore Gesù,
che lo Spirito è come il vento; si sente la presenza
ma non si sa da dove venga né dove andrà a finire.
forza che nessuno incatena;
il vento che abbatte ogni steccato,
è lo Spirito tuo, Signore.
Per lui non c’è più l’Ebreo e il pagano,
per tutti è ebbrezza di vita e soffio di libertà.
O Signore, amante della libertà,
liberaci da ogni chiusura
e facci abbattere ogni steccato
che ci separa da te e dal prossimo.
Tu che hai pregato il Padre perché ci mandi lo Spirito,
continua a pregarlo ancora,
per noi, uomini moderni
incapaci di donare speranza.
Mandaci lo Spirito e rinnova le nostre comunità
ripiegate su se stesse,
liberaci dalla vita stantia e dall’amore spento;
solo col suo aiuto essi si rinnoveranno
e finalmente innamorate solo di te,
sapranno testimoniare ad ogni uomo la verità che salva
e la gioia che fa danzare le montagne.
Amen.
p. Luigi Arena
msscc, Rettore del Santuario